Dalla parte dei pazienti

L’autore è medico internista, appassionato della propria professione a cui ha dedicato l’intero arco della vita. Il libro è una testimonianza dei suoi sentimenti verso una popolazione, quella dei suoi pazienti stigmatizzata in alcuni stereotipi nei quali molti si potranno identificare. Non so se lo scritto possa essere definito ‘romanzo,’ certo ne ha la caratteristica poiché è un testo narrativo scritto in prosa ed ha un filo conduttore, anche se i vari capitoli possono essere letti come storie autonome. Il lavoro quindi risulta agile alla lettura e si caratterizza per un umorismo amaro, tipico della commedia italiana. In altri termini si tratta di un’opera seria che alla fine cerca di mettere in luce le contraddizioni della vita quotidiana di coloro che soffrono e che ‘patiscono’ le propria condizione di malattia, risultandone delle situazioni paradossali che potranno strappare al lettore qualche sorriso ma che in realtà nascondono il sentire profondo degli uomini, inesorabilmente condannati ad essere associati alle proprie inquietudini, come nel mito di Cura destinata a possedere l’uomo per tutta la sua permanenza terrena.Nota: Il mito racconta che, un giorno, l’attenzione della dea Cura, termine che si traduce con preoccupazione, sia stata attratta dal fango argilloso in prossimità di un fiume. Senza pensarci troppo Cura si mise a modellare una figura umana. Giove, cui niente sfugge, apparve improvvisamente e la dea gli chiese di infondere nella figura lo spirito della vita. Giove acconsentì ma pretese di dargli il nome. Cura pretendeva invece di dargli lei il nome. Ne nacque una disputa a cui si unì anche la dea Terra, anch’essa rivendicando la paternità del nome. Per dirimere la questione fu chiamato Saturno che distribuì le pretese: a Giove sarebbe toccata l’anima dopo la morte dato che lui l’aveva infusa, alla Terra il corpo poiché era fatto con il fango ma a Cura, cioè alla preoccupazione e all’inquietudine, sarebbe toccato possederlo durante tutta la vita poiché era stata colei che l’aveva plasmato. Il suo nome sarebbe stato ‘uomo’ perché fatto con l’humus.

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