La casa sull’appia antica

La_casa_sull_appia

Il libro è ispirato ad un fatto reale, ormai consegnato alla storia, sottoposto al vaglio della critica e periodicamente ripreso dalla politica contemporanea, proprio per la sua eccezionalità e per l’impatto che ebbe sull’opinione pubblica del tempo.
Dentro il fatto storico, l’assassinio dell’onorevole Matteotti, s’inseriscono personaggi con nomi di fantasia e collocati in un ambiente a loro estraneo ma che sono realmente esistiti. Forse l’azione non si è svolta proprio così ma le premesse e le conclusioni sono rigorosamente legate a quella che è stata la realtà degli avvenimenti.
La narrazione corre svelta e incalzante mentre il ‘coupe de theatre’ finale non delude il lettore attento che pur aspettandosi qualcosa di clamoroso non arriva ad immaginare la realtà.
Il soddisfatto stupore del lettore rappresenta il premio per l’autore.

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Un commento

  1. Il delitto dell’onorevole Matteotti (dissenziente e oppositore del regime fascista)fu una pagina truce del periodo mussoliniano(1922-1943) che mise a repentaglio la leadership di Mussolini.
    L’autore richiamandosi a quei fatti lontani ma sempre presenti nella nostra storia recente ci costruisce sopra (siamo nel 1924) un agile racconto, ‘montato’ a thriller, dove l’incipit -l’inizio dell’azione, si svolge in una di quelle residenze che una volta si chiamavano ‘casa di tollerenza’, o più popolarmente ”casini’. Io mancai questi luoghi arditi per due anni (li chiusero nel 1958),la loro chiusura sembrandomi ancora oggi guardando per strade giardini e parchi un grave errore. Ma questo è un altro discorso.
    Fra quelle lenzuola l’autore entra in quel tempo, ne descrive bene alcune particolarità svelando anche -pure servendosi di nomi di fantasia- aspetti dell’onorevole Matteotti ignoti ai più (come i risovolti attinenti alla Massoneria)e dando dimostrazione di conoscere bene certi fatti …
    Sono 100 pagine di formato tascabile, scritte in modo scorrevole, da…100 minuti di Direttissima Firenze-Milano che uno dello stop a Bologna non si accorge nemmeno. Il ‘plot’ prende, tanto da fare (quasi) scomparire l’ossessionante trllio dei cellulari. E scusate se è poco.

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