L’autore

Dietro lo pseudonimo di Al Coffin, peraltro scelto con intento di adeguarsi al tono del racconto ma anche con chiaro scopo canzonatorio, si nasconde un non più giovane scrittore fiorentino, ricco di scritti ma povero di pubblicazioni e quindi completamente sconosciuto al pubblico letterario. Lo pseudonimo serve per mascherare un naturale desiderio di anonimato di fronte a un lavoro che non è il tuo e quando ti esponi ad un giudizio che temi possa essere non favorevole. Serve a confonderti nell’anonimato per i giudicanti e in quello dei giudicati, serve quando hai timore di un sorriso di compiacenza o di uno sguardo di compassione.
In ogni modo il lettore vorrà giustificare questa debolezza che nasconde solo i sentimenti che si agitano nell’animo degli uomini quando devono affrontare un giudizio: si lo voglio, no lo temo.
Il racconto è una narrazione seria, inserito in un contesto storico e ispirato a uomini e fatti che in quell’epoca fecero qualcosa. Se fecero veramente quello che è descritto non lo so.